«Get rich or die trying» è molto più antico di quanto pensi

GoodVibes poster tracing the ancient roots of the get rich or die trying idea from Sumer and Old Assyrian merchants to today.

La frase «get rich or die trying» suona come se appartenesse alla nostra epoca: testi rap, locandine di film, cultura dell’hustle. Ma l’idea che c’è sotto? Quella ci accompagna da migliaia di anni. Le persone hanno sempre pensato alla ricchezza, alla povertà, al rischio e al sogno di una vita migliore. La formulazione è nuova. L’istinto è antichissimo.

Allora torniamo indietro — non per rivendicare un’origine letterale, ma per sentire quanto in profondità arrivi davvero questo impulso umano. Perché quando guardi le radici antiche di «get rich or die trying», trovi qualcosa di sorprendentemente familiare.

Sumer e Mesopotamia, intorno al 2000 a.C.

Migliaia di anni fa, chi faceva lo scriba a Sumer metteva per iscritto dei proverbi: piccole pepite di saggezza quotidiana con cui la gente viveva davvero. Uno di questi dice: «La ricchezza è lontana, la povertà è a portata di mano».

Rileggilo. È un’ammissione vecchia di quattromila anni: la prosperità sembra distante, fragile, difficile da raggiungere, mentre la povertà sta sempre lì, a respirarti sul collo. Quella tensione tra ciò che vuoi e ciò che ti preme addosso è lo stesso spazio emotivo in cui vive oggi «get rich or die trying». Nessuno sta dicendo che questo proverbio sia l’origine della frase moderna. Ma la mentalità? Già tutta lì.

Mercanti paleoassiri, intorno al 1950-1750 a.C.

Qualche secolo dopo, le e i mercanti della città di Assur facevano qualcosa di straordinariamente moderno: gestivano operazioni di commercio a lunga distanza. Non erano venditori occasionali. Caricavano gli asini di stagno e tessuti, li mandavano in carovane di settimane attraverso l’altopiano anatolico (l’attuale Turchia) e misero in piedi un’intera rete di colonie commerciali, la più famosa in un posto chiamato Kültepe (Kanesh).

Cosa cercavano? Argento e oro. Accettavano la distanza, i banditi, il tempo e la possibilità molto concreta di perdere tutto, perché la posta in gioco ne valeva la pena. Le famiglie investivano. Nascevano società. Si scrivevano contratti. Alcune persone fecero fortuna. Altre ci rimisero la camicia. È uno dei primi esempi documentati di gente che accetta consapevolmente un rischio serio in cambio di profitto. Non la frase in sé, ma tutta la filosofia che ci sta dietro, giocata su tavolette d’argilla invece che sui titoli di giornale.

Oggi

«Get rich or die trying» è una formulazione moderna. Nessuno nella Sumer antica l’ha detta. Nessun mercante paleoassiro l’ha incisa su una tavoletta. Ma l’idea umana più profonda — rischiare tanto per la possibilità di una vita migliore — ci attraversa da quattromila anni. La lingua cambia. La fame no.

Le good vibes possono essere leggere, ma possono anche andare in profondità. A volte le idee che suonano più moderne hanno radici sepolte da migliaia di anni.

Quali altri modi di dire moderni volete che rintracciamo nella storia? Scriveteli nei commenti: adoriamo una bella tana del coniglio.


Fonti: il proverbio sumero viene dall’Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL). Il contesto sui mercanti paleoassiri si basa sui materiali del Metropolitan Museum of Art sul commercio paleoassiro e sulle tavolette di Kültepe (Kanesh).


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